La storia di Nerino pag 3


Dopo un attimo di silenzio, l’anziano signore si voltò verso Nerino e lo accarezzò di nuovo. “Caro amico mio, volevo solo dirti, prima di andarmene, che mi chiamo Reis,” disse con voce tremante. I suoi occhi brillavano come il sole al tramonto, pieni di una dolce malinconia. La sua mano, tremante per l’età, lasciò cadere un pezzo di pane sulla panchina.

Nerino lo guardò, incerto se quel pane fosse per lui o se Reis l’avesse portato per qualcun altro. Reis si alzò in piedi con grande difficoltà, ogni movimento richiedeva un enorme sforzo. La luce del giorno stava svanendo, e Reis fece un cenno con la testa. “Mi sta salutando,” pensò Nerino. “Forse domani tornerà e passerà ancora un po’ di tempo con me.”

“Sappi che, anche se è poco, se vuoi mangiare il pane, puoi farlo,” disse Reis, fissando Nerino con uno sguardo affettuoso.

Nerino osservò l’anziano allontanarsi lentamente. La sua sagoma si dissolveva gradualmente come il giorno che cede il passo alle stelle della sera. Nerino, invece di mangiare il pane, si ritirò nel suo nascondiglio, lasciandolo per qualche uccellino affamato, pensando che alla fine non c’era solo lui.

Accucciato nel suo lettino di cartone, Nerino ripensò a Reis, sperando che il loro incontro non fosse stato l’ultimo.

C’era qualcosa in Reis che lo emozionava profondamente, qualcosa di unico che lo rendeva speciale, come le goccioline d’acqua che si fondevano con il suo viso, tracciando sentieri di vita e ricordi.

“Spero di rincontrarti” mormorò Nerino, chiudendo gli occhi si addormentò con quel pensiero pieno di speranza.

To bbe continued


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