
L’Acheronte, un fiume che scorre nella regione dell’Epiro, nel nord-ovest della Grecia, lungo circa 58 km e che sfocia nel Mar Ionio, è famoso per essere legato alla figura mitologica di Caronte, il traghettatore delle anime nel mondo dei morti. Secondo la leggenda, Caronte trasporta le anime dei defunti attraverso questo fiume, uno dei cinque fiumi degli inferi insieme al Cocito, lo Stige, il Flegetonte e il Lete. Chi ha letto la Divina Commedia ricorderà che Caronte appare nel terzo canto dell’Inferno, descritto come un vecchio dai capelli bianchi e occhi di brace. Caronte richiede un obolo (una moneta) come pagamento per il passaggio, motivo per cui i morti venivano seppelliti con una moneta sotto la lingua o sul petto. Senza il pagamento, le anime sarebbero state condannate a vagare lungo le rive del fiume per cento anni. Dante riuscì ad attraversarlo anche se era ancora vivo, grazie all’intervento di Virgilio, la guida di Dante, che dice a Caronte che il viaggio è volontà di Dio.
Quando lessi la Divina Commedia, immaginavo l’Acheronte come un fiume cupo e minaccioso, circondato da alberi spogli senza vegetazione e con acque orrende e puzzolenti. A luglio decisi di andare in Grecia per vederlo con i miei occhi, evitando le solite isole turistiche affollate. Atterrai a Preveza e da lì raggiunsi con una macchina a noleggio Pidima Kiras, un piccolo villaggio a Kastrosykia sulla costa, con un mare cristallino e spiagge enormi e libere. Raccontai ai miei amici dove avevo deciso di alloggiare, ma nessuno sapeva dove fosse. Non era un posto molto conosciuto, infatti, non vidi molti turisti, ma solo persone del posto, molto gentili e cordiali, che mi insegnarono alcune parole greche. Il fiume distava solo un’ora di macchina.
Arrivai all’Acheronte e parcheggiai sotto degli alberi. Quello che trovai davanti a me era spettacolare. Entrai nella zona con l’insegna del fiume; sulla destra c’era un piccolo albergo in legno simile a quelli di montagna, mentre sulla sinistra persone preparavano barche per rafting e kayak. Percorsi i sentieri lungo il fiume, esplorando le gole, le sorgenti e i paesaggi circostanti. La bellezza di quei paesaggi pieni di fauna e flora, e soprattutto la limpidezza del fiume, mi diede un senso di pace e tranquillità mai provato prima. Il silenzio, rotto solo dal rumore delle mie scarpe, rendeva quel posto paradisiaco invece che infernale. L’acqua era gelata, ma c’erano persone temerarie che facevano il bagno. Provai anche io a immergere i piedi, ma il freddo era insopportabile.
Dopo oltre tre ore di cammino, decisi di provare il rafting. Fu un’esperienza straordinaria: il cuore batteva a mille, il percorso era stupendo e l’istruttore fantastico. Dopo 20 minuti di rafting, tornai alla macchina accompagnata dagli istruttori e altri turisti. Tornando a Pidima, riflettei su quanto fosse sorprendente l’Acheronte. Non c’era nulla di infernale o spettrale, ma solo una meraviglia che spezzava il fiato e rianimava l’anima. Se volete visitare l’Acheronte, ve lo consiglio vivamente: un luogo di pace e bellezza, lontano dalle leggende, lontano da ogni immaginazione spettrale, lontano dalle mete turistiche e dal caos che ne deriva.
Laura R.
